Per il Circolo Culturale   “ La Ginestra “
Con grande affetto, a tutti i miei compaesani, di mare e di “ tera”
P.S.  Ve la devo” tradure” io o fate da soli? Ah! Ah! Ah!
Ciao a tutti, Adriano Pierulivo
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...L'amico None ci invia periodicamente le sue bellissime poesie. Con piacere le inseriamo sul nostro sito...

Schiumoli

Scirocco (Vincitrice Del Festival Della Poesia Di Capoliveri 2007) La Poesia Di Adriano Per Eleonora

Inseriamo una poesia dell'Amico Patrizio Lupi (Lupino)

 

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LA GINESTRA

Mirala ‘n po’‘sa ginestra;

è nata ne’ la greppa
d’una liscia,
e se ne sta lì,
solitaria:
fa da guardia
a li cordoni ingialliti
e a’la foggia rugginosa
de’ la vecchia cava vòta
dove, quando ci passi,
pòi sentì l’eco de’le
subbie sul masso
e pòi vedè l’sudore
venì giù da ‘na fronte
antica, mescolato
a’la polvere bigia,
imbiattata ne’le grinze
del muso.

Altri tempi, forse.
Ma anco ora ‘l pane
è duro da mastica’
pell’altre vie.
Mirala ‘n po’
‘sa ginestra;
s’è impentata
s’un pozzale 
d’acqua morta
dove giòcano
du’ capucchioni neri
e l’anguille dormeno
col capo ficcato ne’la rena.
Mi sembra ieri
c’ andàvamo, d’agosto,
a anguillà.

Svotàvamo li pozzi co’ li secchi
e l’anguille rimanevano fòri
a boccheggià;
ma ‘un le potevi piglià
co’ le mane:
sguittavano e s’imbucavano
sotto le radiche dell’oltani.
Ci voleva le forchette
pe’ inciccialle e mettele
n’un chiozzero.
Poi, a bruzzeretto,
ce le mangiàvamo arosto,
col vino
bianco,
forte,
bòno:
procanico e biancone
de’le Solane o del Pradaccio
Se cammini pe’ li viottoli,
all’ombra de’ li mucchi e de’le mortelle,
da ‘le vigne abbandonate, 
pòi sentì il colpo pieno
del bidente
che sfurica le mòtte secche
ne’ le prese da rizappà
e pòi vede’ le cannottiere di cotone,
bagnate, inchiodate,su’ le
schiene piegate de’ li Secchetai,
de’ li Fetovaiesi, de’ li Vallebuiesi.
Altri tempi, forse.
Ma anco ora ‘l pane
è duro da masticà
pell’altre vie.
Mirala ‘n po’,
‘sa ginestra;
ha messo le radiche
sotto l’asfalto,
su’ la salita 
de’ la Cavallina.
Si da la gaglia,
ritta e gonfia com’è,
su’le macchine
de’li primi turisti
e ‘l su’ profumo
li confonde
fino a che ‘un si fermano
e ne coglieno ‘na rama.
Prima, quando la via
era fatta di buche e di sassi,
li su’ fiori cascavano
ne’le rotate lasciate da li camio
carichi di cigli e curve,
finivano ne’le zoccolate
fonde de li somari,
inzomati fino a scoppià.
Li fiori gialli, appassiti dal vento,
si posavano su li piedi
de’ le donne,
che si mòvevano piano
co’ le  cestine piène
tenute co’ ‘n cencio sul capo,
o coll’aveggino
de’ la minestra  calda
di mezzogiorno ‘n mano,
da portà all’omeni di casa,
persi
ne’ le cave o ne ‘le vigne;
cascavano li fiori su li loro sogni
ch’è come se li vedessi splende’,
ora,dopo tanto tempo:
lampare accese sul buio del mare.
Scivolavano i fiori appassiti dal sole
sul loro sguardo
arente,
inorbecchito,
lesto.
Altri tempi,forse.
Ma anco per loro, ora,
‘l pane è duro da masticà
pell’altre vie.
Mirala ‘n po’,
‘sa ginestra;
la vedi spuntà ‘n mezzo
all’altri pruni gialli,
attaccata a ‘n buscione,
e ti sembra ‘n montericoglie.
Ma poi, se guardi meglio
‘un dubità,
la riconosci al volo.
Come un’idea bòna
in mezzo a quelle tonte
de’le gnogne.

LIVORNO 18-03-2006

 

Associazione Culturale La Ginestra 2006